Leggi grafiche

Abbiamo visto precedentemente nel capitolo Analisi grafiche quelle che sono le leggi fondamentali della percezione. In questo nuovo capitolo voglio elencare quelle che possono essere definite le leggi grafiche del Marchio, ovvero, le condizioni alle quali è sottomesso per potersi ben disporre al suo utilizzo.

Riduzione

Il Marchio, ovviamente, deve essere progettato tenendo in considerazione le possibilità grafiche del designer. La riducibilità, d’altra parte, ne è una delle condizioni grafiche fondamentali. Tutti gli elementi, forme, linee, tratti pertinenti, devono essere riconosciuti e individuati anche nella massima riduzione proponibile all’uso dei Referenti i quali, per altro, hanno esigenze diverse per cui è necessario richiederne tutte le informazioni inerenti l’uso.

Positivo e negativo

Considerando il punto di partenza come un "tratto", un’altra condizione grafica fondamentale è la possibilità di inversione tra positivo e negativo. L’uso di un "tratto" negativo, rispetto al progetto originario, è usato laddove il contesto in cui viene usato sia tale da dover intervenire in questo senso. Scavato su fondi scuri, spesso inserito in contesti fotografici i cui fondi cromatici non rendano possibile la chiara identificazione dell’originale positivo, ecc.

Tratto

La riduzione in un "tratto" è necessaria laddove si voglia riprodurre il Marchio per mezzo di possibilità rappresentative non tradizionali quali:

a. Impressione a secco o rilievo. Secondo questo metodo il "tratto" del Marchio, o una sua riduzione a tale, è impresso in "bianca" o in "volta" per determinare una figura in rilievo con la forma del Marchio (il rilievo necessita di un segno relativamente grande per permettere la buona produzione del "punzone").

b. Impressione a caldo. Questa tipologia permette di realizzare il "tratto" del Marchio attraverso il fissaggio di una pellicola, la cui gamma di colori e finiture è estremamente vasta, le cui possibilità espressive non sono realizzabili con tecniche tradizionali.

c. Lucido/Opaco. La lucidatura e la opacizzazione del Marchio, generalmente inteso come particolare finitura su elemento cartaceo, presuppone la sua riduzione a "tratto" in quanto è realizzato attraverso una verniciatura così come la stampa con un solo colore.

d. Fustellatura. Per questa possibilità non basta solamente la riduzione a "tratto" bensì presuppone il suo "outline", in quanto è proprio la "linea" di questo che verrà ridotta a "fustella di taglio".

e. Pellicole adesive. Vale lo stesso di ciò che ho detto per la "fustellatura".

f. Sigilli. Questa tipologia presuppone la produzione del tipario che, come per la stampa a secco, si realizza attraverso un’incisione su un supporto metallico o di altro materiale.

g. Satinatura del metallo o del vetro. Vale la stessa ragione del "lucido/opaco" in quanto il sistema di produzione, seppur ovviamente diverso, presenta analogie per possibilità tecniche.

h. Perforazione LASER. Questa nuova tecnica offre la possibilità di forare un materiale compatibile (dalla carta al metallo, dal materiale plastico al legno, ecc.) in diametri (fino 1/10 di mm.) non realizzabili con tecniche tradizionali.

Scansione

L’uso del Telefax, che come sappiamo permette una "scansione" con una risoluzione molto bassa, esige l’adattamento del Marchio ad una soluzione grafica facilmente utilizzabile e che ne permetta una resa il più fedele possibile.

Equilibrio spaziale e struttura del campo

Ogni Marchio non è mai una entità isolata. Dobbiamo sempre pensare al Marchio come una raffigurazione inserita in un contesto. Differente nei diversi casi in funzione delle esigenze del Referente, il contesto, il "campo grafico" condiziona il Marchio dato che agisce su di esso in quanto lo forma attraverso tutte le sue linee di tensione, il materiale, lo spazio in cui si pone, il tempo di osservazione, la grandezza, ecc.

Due e tre dimensioni

Generalmente il Marchio nasce e viene utilizzato su supporti che permettono la riproducibilità bidimensionale. È consigliabile prevedere anche la sua adattabilità alla tridimensionalità propria all’uso in allestimenti, archigrafie, insegne, segnaletiche, in fusioni, realizzazioni lapidarie, costruzioni metalliche e plastiche ecc. Con questo non significa che il disegno del Marchio debba essere una rappresentazione spaziale ma serve solo considerarne la costruzione tridimensionale con materiali solidi.

Altra cosa è progettare un Marchio il cui disegno ricalchi strutture tridimensionali, perché, in qualunque caso, graficamente si tratterebbe di un Marchio bidimensionale.

Luce e colore

L’insegna luminosa è certamente il caso più conosciuto dell’applicazione del Marchio e della Luce. Retro-illuminato o anteriormente attraverso proiettori o lampade di ogni tipo, il Marchio è, in questi casi, soggetto ad una modificazione cromatica e formale a causa di illuminazioni diversificate rispetto alla sua visualizzazione diurna. È bene considerare allora materiali e fonte illuminante per non snaturare la cromatologia ed eventualmente la riconoscibilità dei tratti e delle forme nel caso della realizzazione tridimensionale. Capita spesso che la costruzione di Marchi, nati per essere riprodotti bidimensionalmente, una volta che vengono resi a tre dimensioni si snaturino completamente e perdano l’essenziale riconoscibilità.

B&N e colore

Ogni Marchio deve nella sua completezza progettuale comportare differenti possibilità espressive. L’istituzionalità, nella maggior parte dei casi, prevede l’uso cromatico al fine della maggior identificazione dello stesso, cromaticità che deve però essere completata con la sua possibilità di riprodurlo anche con un solo colore. La proposta progettuale deve tenere in considerazione che forme e tratti realizzati per un’applicazione pluricromatica devono anche poter essere riprodotti con un solo colore, nel caso specifico un "tratto" o un "mezzatinta".

Il progetto può essere impostato cromaticamente attraverso:

a. Tratti, uno o più colori speciali. L’uso delle scale cromatiche Pantone sono ormai universalmente conosciute e riconosciute anche internazionalmente.

b. Mezzetinte. Anche in questo caso realizzato per mezzo di colori speciali o colori di quadricromia.

c. Policromie: bi-cromie, tri-cromie, quadricromie - ed oltre - realizzate per mezzo di colori speciali.

d. Quadricromie realizzate ovviamente attraverso i relativi inchiostri.

e. Tecniche miste sintesi tra le precedenti elencate.

Non ritengo che il progetto del Marchio debba prendere avvio attraverso la sua soluzione monocromatica per estenderlo successivamente alla proposta colore. Al contrario la sua completezza deve considerare la soluzione cromatica; il colore infatti è segno e parte integrante dell’identificazione del Referente.

Variazioni

Ogni Marchio deve essere necessariamente funzionale all’uso del Referente. Il suo utilizzo, differente nei diversi casi, esige che sia progettato per queste funzioni. I contesti, i supporti, in cui utilizzare il Marchio, come abbiamo già visto, sono diversi, quindi le tecniche di riproduzione hanno esigenze e funzionalità mutevoli. Il design del Marchio deve quindi preventivamente conoscere - almeno per quanto possibile - il possibile contesto in cui verrà applicato.

Possiamo ricavare due grosse categorie fondamentali: bidimensionale e tridimensionale. La prima categoria deve considerare innanzitutto il supporto, secondariamente la tecnica di riproduzione del Marchio.

Tra i materiali elenchiamo i principali:

a. Carta e derivati.

b. Materiali plastici.

c. Metallo.

d. Vetro.

e. Legno.

f. Materiali lapidari.

La seconda categoria considera, invece, tutte le strutture tridimensionali e la loro possibilità di riproduzione attraverso una soluzione volumetrica.

 

Mimesis 2011