Memoria e Riconoscimento

Per il Marchio ognuna di queste funzioni permette, in ultima istanza, ma come sua prima condizione di validità, la sua "memorizzazione".

La mimesi, la ripetitività dei tratti significanti e distintivi attraverso l’articolazione, la singolarizzazione, l’individuazione, l’identificazione, la personalizzazione ma innanzitutto l’ordine, determina la possibilità di "memorizzare" quindi "riconoscere" il Referente attraverso il Marchio.

La memoria corrisponde alla possibilità di disporre di conoscenze passate: due sono le possibilità di indagare la memoria.

1. Ritenzione, da questo punto di vista la memoria esiste in quanto "conservazione" o "persistenza" delle conoscenze passate, almeno in un certo aspetto, di ciò che ora è sottratto alla nostra percezione nel suo stato attuale, ciò che Platone definiva come "conservazione di sensazione". Plotino scrive a riguardo che "se l’immagine persiste nell’assenza dell’oggetto, v’è già memoria" ovvero è conservazione integrale sotto forma di "virtualità" secondo la definizione di Leibniz. Locke afferma che "se le idee non fossero che forme o modi dei pensieri, cesserebbero con essi, (... ma invece) esse sono gli oggetti interni dei pensieri e come tali possono sussistere" cioè possono fermarsi nella memoria attraverso una

a. Fissazione. La memoria agisce attraverso l’acquisizione delle immagini mediante una sorta di fissazione spontanea quando la coscienza assimila senza porre attenzione all’oggetto, oppure volontaria quando sussiste uno stato di coscienza di particolare attenzione verso l’oggetto in modo da produrre una sorta di

b. Persistenza. Ovvero una sorta di immagazzinamento delle conoscenze fissate.

2. Ricordo, la "reminiscenza" platonica, ovvero la possibilità di "richiamare", all’occorrenza, la stessa conoscenza passata di cui è detto sopra, e di renderla attuale o presente alla coscienza. Questo ricordo, è, come afferma Kant, diverso dall’immaginazione in quanto può riprodurre volontariamente una rappresentazione precedente, cosa che l’immaginazione invece non fa, dato che la sua funzione è quella di produrre relazioni "non passate" tra realtà esistenti. Per Hume esiste un principio di connessione tra le idee che appaiono alla memoria con un certo grado di metodo e regolarità. Connessione e associazione che secondo lo stesso filosofo si manifestano secondo "leggi" di rassomiglianza, causalità e contiguità : in un certo senso ciò è identico all’uso delle tre forme retoriche principali cioè, nell’ordine, la metafora, la metonimia e la sineddoche.

La memoria intesa come "ricordo" è una sorta di déjà vu, una rievocazione, una rievocazione.

L’ordine del Marchio - e questo non lo si deve confondere con la sua geometria bensì con la struttura geometrizzante della configuarazione - ci aiuta a ri-conoscere, quindi a ricordare. Vera e propria anamnesi, il ricordo cerca attraverso le naturali classificazioni ed associazioni di relazione la via percorribile che va dall’esperienza finale sperimentata all’origine modello che ne determina il riferimento. Riconosco solo ciò che conosco; perciò nel disegno di un Marchio riconosco la struttura che intenzionalmente l’esecutore ha voluto comunicare in quanto è comune alla mia cultura visuale.

Il disegno di un Marchio che non segua un "certo" ordine (che non vuol dire una forma geometrica o una figura semplice ma riconducibile ad una struttura geometrizzante riconducibile ad una figura nota) diventa difficile da assimilare, è poco memorizzabile e di conseguenza difficilmente riconoscibile.

La ripetitività - propria all’ordine della struttura ed alla sua "risonanza" nel tempo e nello spazio in ogni contesto possibile (prodotti, pubblicità, elementi promozionali ecc.) - è certamente uno dei metodi per rendere possibile questa memorizzazione.

La ripetizione degli elementi grafici (l’ordine presuppone appunto una "certa" ripetizione "sulla" griglia connessa al disegno ed una ripetizione degli elementi che sono presenti in questo ordine ma sono anche conosciuti per una certa abitudine o preventiva assimilazione), è analoga proprio alla rima del messaggio poetico che ha lo scopo - tra l’altro - di rendere il ritmo di lettura assai più semplice e fluido e naturalmente più semplice per la memorizzazione (la tradizione orale degli antichi testi sacri orientali ed occidentali utilizzava appunto la struttura metrica poetica per facilitarne il ricordo).

Un Marchio facilmente memorizzabile è di conseguenza semplice riconoscerlo quindi re-imprimerlo nella memoria per dare, così, luogo ad un processo di "imposizione" che lo rende indelebile alla conoscenza dell’osservatore.

Abbiamo finora visto come la funzione essenziale dovuta al Marchio sia quella della "rappresentatività" del Referente, la sua conoscenza, quindi la sua "memorizzazione".

Ciò si presenta nel Marchio che propone i tratti distintivi e peculiari del Referente. Questi tratti sono le traduzioni grafiche che il Marchio interpreta "parlando" di ciò che rappresenta. Proprio questi tratti sono i "segni di riconoscimento" che permettono di individuare, in questo particolare disegno, l’Azienda, la Persona, l’Ente ecc.; i tratti distintivi di cui parlo mimano (o coincidono) con quelli dell’Azienda e mi permettono quindi di riconoscerla: "ri-conoscimento" dato nel momento in cui l’esperienza della visione e dell’osservazione del Marchio faccia seguito alla "conoscenza" del Referente.

La tecnica teatrale ci propone un esempio che chiarifica questa funzione. Con il termine "agnizione", l’agnitio della commedia latina, si identifica il topos classico dello svelamento, il "colpo di scena" della rivelazione finale che permette di riconoscere il personaggio o l’atto, la situazione che "risolve" il nodo della narrazione; in questo momento lo spettatore riconosce la realtà della struttura che guida tutto il racconto in quanto gli si palesa un "qualche cosa" che apporta dei segni per il suo riconoscimento.

Proprio come accade nel rapporto tra il nostro Referente ed il suo Marchio posto ad esempio su un qualsiasi prodotto. Ciò che avviene segue la stessa modalità: infatti questo prodotto si presenta a noi come anonimo, neutro, ambiguo finché non interviene il Marchio che con la sua "entrata in scena" ci permette di "nominare" e "definire" la sua relazione con il proprio Referente.

 

Mimesis 2011