Denotazione e Connotazione

Qualche definizione

Con il termine denotazione (dal latino med. denotatio "l’indicare con una nota, un segno") si intende l’individuazione (cfr. cap. dedicato all’Indivuduazione) con un segno (verbale o iconico, per il nostro caso è indifferente), con una definizione (cfr. cap. dedicato alla definizione), di un oggetto extralinguistico, un concetto, una cosa, all’interno di un insieme di altri oggetti, concetti, cose, ecc.

Contrariamente, con il termine connotazione (dal latino med. connotatio, "l’atto di aggiungere notae, segni"), si intende l’associazione di nozioni, definizioni, che senza alterare il concetto denotato, lo arricchiscono di altri valori semantici extra-denotativi..

Per mezzo della connotazione - presupponendo la denotazione come già avvenuta effettivamente o solamente presupposta - diamo la possibilità di specificare l’oggetto, la cosa, secondo descrizioni e caratteristiche diverse, peculiari, sempre proprie ma non essenziali.

Ad esempio, un nome proprio è comunemente denotativo in quanto distingue il possessore escludendo tutti coloro che non lo posseggono; ma nel processo di antonomasia lo stesso "nome proprio" assume valore connotativo: così posso parlare di "una Lucrezia" per indicare "una donna virtuosa", "una Giunone" per "una donna formosa", "un Robespierre" per descrivere "un uomo intransigente e spietato" (Cfr.. G.R. Cardona, Dizionario di linguistica).

La connotazione naturalmente, descrive attorno all’oggetto, alla cosa, una sorta di "limite vago", in-definito, mutevole in funzione delle variabili individuali, sociali e culturali. Soggetta ad interpretazione, la connotazione, non può, e non deve, de-finire l’oggetto ma, in un certo senso fornirgli una certa "personalità", uno "stile", quegli "effetti di senso supplementare - come scrive Marchese nel suo Pratiche comunicative - allusivi, evocativi, aggiunti in sovrappiù comunicativo al senso di base (senso denotativo) del segno-messaggio".

La denotazione sviluppa una tendenza centripeta che concentra l’individuazione della cosa e la sua separazione dal continuum dei possibili, la de-finisce e ne de-termina la "forma": la connotazione, invece, per natura in-definita, la "personalizza", ne fornisce il "colore".

Umberto Eco identifica come Denotativa l’unità culturale a cui il significante corrisponde in prima istanza e su cui si basano le connotazioni successive: viceversa identifica come connotative quelle "marche che contribuiscono alla costituzione di una o più unità culturali espresse dalla funzione segnica precedentemente costituitasi [...] le marche denotative differiscono da quelle connotative solo in quanto una connotazione deve basarsi su una denotazione precedente. Non è che le prime si distinguano dalle seconde a causa di una loro maggiore stabilità: una marca denotativa può essere effimera come il codice che la istituisce, [...] mentre una marca connotativa può essere radicata stabilmente in una convenzione sociale e può durare quanto la denotazione su cui si basa".

"Basti dunque, a distinguere le marche denotative da quelle connotative, la seguente definizione formale: (i) una marca denotativa è una delle posizioni entro un campo semantico a cui il codice fa corrispondere un significante senza previa mediazione; (ii) una marca connotativa è una delle posizioni entro un campo semantico a cui il codice fa corrispondere un significante attraverso la mediazione di una precedente marca denotativa, stabilendo la correlazione tra una funzione segnica e una nuova entità semantica" (Cfr.. U. Eco, Trattato di semiotica generale).

Il termine "madre" - come fa notare sempre Eco nel suo scritto Segno - definisce e denota la genitrice di sesso femminile nel senso biologico più stretto, ma possiede anche una serie di significati di carattere connotativo quando per il suo uso metaforico lo si usa in contesti del genere di "Santa Madre Chiesa", la "Casa Madre", la "Madrelingua" oppure, per estensione semantica, quando lo stesso lessema suggerisce concetti di "amore", "protezione", "nutrimento" ecc.

Péninou nel suo Intelligence de la publicité schematizza il rapporto tra denotazione e connotazione in due grandi regimi.

Regimi della denotazione vs Regimi della connotazione

INFORMAZIONE vs SIGNIFICAZIONE

RAPPRESENTAZIONE vs EMOZIONE

ANALITICO vs SINTETICO

OGGETTO vs SEGNO

PRODOTTO vs VALORE

CONOSCENZA vs CONNIVENZA

ISTRUZIONE vs EMPATIA

NOME vs CARATTERE

PRATICA vs MITICO

MIMESIS vs POIESIS

Qualche esempio

Anche di un Segno-Marchio possiamo tracciare l’analisi dal punto di vista denotativo e connotativo. Quando vediamo un Marchio rappresentato indifferentemente da una forma Logografica o Pittografica, possiamo individuare il suo contenuto secondo la sua funzione prima o denotativa in tutte quelle componenti che delimitano il Referente secondo le sue specifiche. Questo Marchio rappresenta la sua naturale estensione, è il mezzo che lo distingue.

Allora il nome proprio, ad esempio, può avere questa funzione: è "questo" distinto dagli "altri".

Se i miei biscotti hanno il Marchio Logografico del "mulino" già mi esprimo in un ambito semantico che lo differenzia dal "campo", dalla "fattoria" ecc.; ma se lo indico come "Mulino" determino, per l’iniziale ancor di più "quello". Se poi lo descrivo come "Bianco" le specifiche denotative di identificazione raggiungono un grado maggiore.

Ma il "Mulino" e "Bianco" non sono solo denotanti, esprimono un significato che accresce il contenuto del Marchio stesso: queste espressioni dicono di qualità che sono specifiche del senso dei termini. Il "Mulino" non è solo quella costruzione architettonica adibita alla macinatura del grano e di altri cereali; al contempo si carica di marche connotative in quanto corrisponde ad una rappresentazione di un paesaggio "agrario", "bucolico", "naturale", "disinquinato", "puro", "tradizionale", ecc. Così anche "Bianco" non è solamente una caratteristica denotante l’intonaco dell’edificio o un vago riferimento al colore della farina, bensì vi corrispondono alcune connotazioni quali il "candore", la "pulizia" o "purezza" che certamente "parlano connotativamente" una lingua differente rispetto al "Moulin Rouge"!

Non è tutto. Anche il Lettering (il suo stile, la sua composizione e la sua relazione con gli altri elementi), il Nastro, la sua forma, il suo stile grafico ed i suoi Ornamenti, la composizione Floro/Cereale, la sua "verosimiglianza", la scelta dei fiori e dei cereali, ecc., il disegno del Mulino, i Colori, la composizione sintattica dei segni tra loro, lo Stile illustrativo, sono tutte componenti che partecipano in modo più o meno adeguato e diretto a denotare e connotare il Marchio.

Questi elementi e la loro relazione servono cioè a individualizzarlo in quanto determinano delle differenze oggettive con i "possibili rappresentativi" di elementi paritetici (tutte quelle raffigurazioni similari che contengono elementi analoghi), ed allo stesso tempo lo personalizzano producendo una sorta di "aura estetica", uno "stile" che lo rendono "unico" e "distinguibile".

 

Mimesis 2011