L’Abbigliamento

Come per il gesto, il movimento già trattati precedentemente, anche l’abbigliamento può svolgere un ruolo fondamentale alla definizione del "Marchio personale". Con questo voglio intendere ogni atto ed ogni oggetto che determini l’identificazione di un essere, un individuo in particolare, una categoria, un gruppo o una funzione specifica, attraverso capi di abbigliamento o atteggiamenti a questo legati.

Le tradizioni religiose conoscono questo sistema comunicativo; ogni tradizione codifica con alcune vesti lo status sociale di appartenenza. La civiltà indù, istituendo la divisione della società in caste, ha ritenuto necessario distinguerle attraverso l’abbigliamento. Così la casta sacerdotale dei brâhmani è riconoscibile e distinguibile da quella degli ksciatriya e queste a loro volta dalle inferiori dei Vaisciya e degli Sciûdra.

La fattura della veste, il colore e la materia di produzione ed il suo uso, contribuiscono a marchiare, differenziare e distinguere una classificazione, giusta o sbagliata che la si voglia intendere, in qualunque caso affermata nella società gerarchica o nella società democratica occidentale.

L’antichità latina conosce capi di abbigliamento peculiari delle classi e delle funzioni sociali. Il medioevo eredita quest’uso e, pur differenziandosi nell’esteriorità dei segni, individua gli stessi meccanismi semiotici. L’ermellino dei mantelli, solo per indicare uno dei possibili esempi, è dignità delle classi aristocratiche e indicherà solo in seguito funzioni di alto rango e giuridiche.

Il copricapo ha sempre svolto una ruolo primario nel riconoscimento del personaggio o della funzione. Basti pensare all’enorme varietà di berretti, cappelli, feluche, cappucci, corone, veli, turbanti che hanno distintinto il militare dal civile, il religioso dal laico, il magister dallo studente, il funzionario dall’artigiano e dal militare e così seguendo su un doppio asse sincronico e diacronico.

Alcuni esempi. Una "bombetta" magari unita ad un bastone ricurvo, un frac ed un paio di grandi scarpe consunte hanno un referente evidente. Un "basco" accanto ad una tavolozza ed alcuni pennelli costituiscono un "ambiente" connotativo conosciuto. Un "cilindro" mi ricorda un diplomatico, un "colbacco" (a seconda dei casi) un militare, magari una guardia reale inglese. Una "feluca" invece rappresenterà un militare o un diplomatico in alta uniforme. Il "turbante" nei paesi orientali indica la casta o la funzione sociale di colui che lo porta, ad esempio, il colore verde del turbante nei paesi islamici indica la persona che ha compiuto il pelligrinaggio alla Mecca.

Gli ordini cavallereschi, si differenziano, oltre che per gli attributi, i gioielli loro distintivi, per fattura e colore degli indumenti. Parimenti le divise militari delle diverse armi: gradi, alamari, ornamenti, tanto più ne segnano i livelli gerarchici.

Gli ordini religiosi si identificano e si differenziano attraverso forma e colore del saio e del mantello. La liturgia della Chiesa codifica con estrema precisione vesti, complementi, fattura, colore e tempi del loro uso. Così anche il cerimoniale diplomatico impone regole rigorose da seguire ogni qualvolta lo si reputi opportuno.

Sarebbe troppo lungo e dispersivo elencare e spiegare ogni genere di abbigliamento per ogni aspetto culturale: non è questa la sede adatta. Basti, in questo capitolo, definire l’abito come segno distintivo della categoria, dell’individuo e della funzione dello stesso. Anche il capo di vestiario può assumere ruolo di Marchio e prova ne è il fatto che nell’espressività visiva basta un particolare, un elemento di abbigliamento per denotare o connotare qualcosa che non c’è.

Nella nostra società, l’identificazione o l’aspirazione all’integrazione ad un gruppo sociale avviene comunemente con il supporto dell’abbigliamento o con suoi accessori. L’oggetto che diventa status symbol è ormai assimilato dalla nostra società come il Marchio che attesta l’appartenenza al gruppo. Ogni particolare vi contribuisce; dalla biancheria intima al cappello, dalle scarpe all’orologio, ogni complemento è motivo di distinzione e si carica di un "valore espressivo aggiunto" che supera l’oggetto stesso e diventa totalmente un segno connotativo.

Il vestito ha, per sua natura oltre ad un valore ovviamente denotativo una supervalenza connotativa. Usiamo costantemente il capo di abbigliamento per definire, ad esempio, un periodo storico; spesso basta un particolare per calarci in un determinato secolo o in un altro. La nostra cultura, aiutata dalla diffusione di immagine dei mass media, ha codificato un insieme di segni, propri alla categoria di cui tratto, che bastano per contestualizzare circostanze epocali e classificazioni sociali.

Ciò ha fatto nascere il fenomeno proprio alle ‘mode settoriali’: vale a dire a quel meccanismo che, analogamente al testo linguistico, produce un ‘testo visivo’ in cui i gli oggetti di abbigliamento, formando una sorta di ‘frase’ sintagmatica, è capace di produrre un modello. Più modelli, o l’insieme della totalità dei modelli, più o meno codificati determinano una sorta di sistema paradigmatico che equivale, dal punto di vista semiotico, alla produzione del fenomeno che posso chiamare ‘moda sociale’.

L’abbigliamento denotativo dice "è Tizio", nel caso si sia in presenza di un capo codificato come appartenente e peculiare di "quella" persona. L’abbigliamento connotativo dice invece che "Tizio è così e così" quindi non indica "questa" o "quella" persona ma indica la circostanza, il contesto e la qualità entro cui bisogna porre "questa o "quella" persona.

Ogni abbigliamento diventa il "sigillo" della persona che lo indossa, o meglio diventa il rappresentante, l’"araldo"che si mostra prima o in sostituzione di ogni affermazione o dichiararazione. Quindi in un certo senso il modo di abbigliarsi è il Marchio del "non-espresso", di ciò che si presuppone, che non necessità di dichiarazione se non a patto di "descriversi" nella generalità e particolarità di/in ogni occasione. L’abbigliamento non è al posto della persona - anche perché la persona deve per forza essere co-presente per indossarlo - bensì sostituisce la contestualizzazione in cui la persona è posta.

Gioielli e decorazioni

Gioiello maschile e femminile

Gioiello da giorno e gioiello da sera

Posizione del gioiello femminile: spilla a destra. Anello di fidanzamento e nuziale

Posizione delle decorazioni: a sinistra

 

Mimesis 2011