La Bandiera

Tempo fa ho avuto occasione di leggere un libro che mi ha convinto sulla necessità di inserire in questo scritto questo capitolo dedicato alla bandiera. Questo testo scritto da Whitney Smith è intitolato appunto Le bandiere, storia e simboli. Anch’essa infatti costituisce un esempio "storico" del nostro Marchio, un suo segno anticipatore, o meglio una analoga espressività. Troppo vasto dovrebbe essere l’argomento vessillologico per essere trattato in modo esaustivo. In questo scritto traccerò solamente alcune linee generali che possano dare una idea sommaria sulla nascita e sull’uso di questo mezzo.

Il termine bandiera sembra che trovi la sua etimologia nella parola teutonica band che indicava una striscia di stoffa oppure un nastro colorato con i quali si differenziavano le milizie tra loro.

L’antico Egitto conosce un particolare tipo di insegna consistente in un’asta che presentava la raffigurazione di una divinità.

Beda il Venerabile, scrivendo del re anglosassone Edwin, morto nel 633, dice che in ogni occasione, in battaglia, durante le cerimonie, a cavallo o a piedi, si faceva precedere sempre dal proprio stendardo reale, in eredità dello stendardo militare romano chiamato tufa.

Il suo uso, prevalentemente militare si sviluppa come segno di riconoscimento delle truppe e delle loro movimentazioni: Sun-tzu nel suo trattato Arte della guerra, già duemilaseicento anni fa scriveva che "in battaglia tutto sembra scompiglio e confusione, ma le bandiere e i vessilli sono disposti in modo preciso e i suoni dei tamburi hanno regole fisse".

Sorella dell’araldica, almeno in un certo senso, la vessillologia percorre in stretta relazione con quest’arte alcuni tratti della sua storia e della sua codificazione.

Il mondo medievale conosce l’uso della bandiera sottoforma di stendardo. Il cavaliere, preparandosi al torneo o al combattimento, riceveva dalla sua "Dama" lo stendardo riportante i suoi colori, come segno della loro fedeltà e come segno espressivo della fortuna che doveva accompagnarlo. La perdita dello stesso auspicava la sconfitta, mentre la cattura di quello dell’avversario anticipava la vittoria. Anche oggi lo stesso simbolismo si mantiene vivo ed infatti la bandiera indica il possesso del luogo in cui si innalza o della funzione della quale si è rappresentante.

La bandiera, il vessillo, lo stendardo ha il vantaggio, rispetto altre segnalazioni o sistemi di rappresentanza, di elevarsi rispetto al livello in cui si pone l’emittente ed il destinatario. La bandiera ha la possibilità di sventolare e muoversi, fattore questo che determina un maggiore effetto di attrazione e di "fulcro": la bandiera definisce quindi il "centro" verso il quale ci si dirige per riconoscere il suo Referente.

La storia della Bandiera

E’ certo che una tra le prime forme vessillologiche fu lo "stendardo" rappresentato sotto diverse forme. Le milizie romane, ad esempio, usavano un gran numero di raffigurazioni specialmente animali, solo con il console Mario nel 104 a.C. queste immagini furono abolite per essere sostituite da un’unica insegna: l’Aquila.

L’asta assume un enorme importanza e molto spesso la ritroviamo estremamente decorata ed adornata. L’asta, come lo scettro già descritto in precedenza nel capitolo dedicato agli attributi regali, è simbolo dell’asse, del "centro", a cui ci si rivolge come riferimento. Il vessillo romano, laddove installato, garantiva con la sua presenza la protezione giuridica e legale. Simbolo effettivo della paternità nazionale, l’Aquila issata sull’asta veniva gettata durante le battaglie tra le file nemiche per incitare i soldati all’assalto delle stesse al fine di riconquistarla.

La Bibbia attesta (Numeri II, 2) "Si accampino i figli di Israele ciascuno presso il suo vessillo principale, sotto le insegne delle loro casate paterne".

Già in antichità la bandiera aveva uno scopo anche di rappresentanza: è attestato, ad esempio, che durante il V secolo a.C. la flotta greca usava una bandiera particolare per distinguere la nave del comandante ed alcune bandiere servivano a segnalarne i comandi alle navi distanti.

La bandiera ed il vessillo, vengono conosciute nel mondo latino come sêgn derivato ovviamente dalla voce signum, il signum militare (dal quale deriva signifer, l’alfiere) proprio della fanteria, mentre il vexillum (dal quale il vexillifer), era peculiarità della cavalleria. Ogni organo dell’esercito era provvisto di una propria insegna: il manipolo, il manipulus, ad esempio utilizzò il simbolo della mano aperta, le legioni mostrarono l’aquila ad ali ripiegate mentre la cavalleria scelse un drappo che, con il passare del tempo, venne decorata dell’immagine dell’imperatore.

Nasce così un vero e proprio linguaggio che arriva fino alla nostra epoca.

E’ la civiltà cinese che, comunque, formalizza e sviluppa l’uso della bandiera di stoffa; l’arte serica permette la produzione di bandiere leggere e maneggevoli pur di grandi dimensioni, facilmente decorabili e durature nel tempo. Il loro uso, prevalentemente militare, è comunque condiviso anche da civili e religiosi.

L’oriente arabo eredita l’uso della bandiera. Maometto ne utilizzava due, una bianca ed una nera: i successori ne continuano la tradizione mentre i Fatimidi (discendenti della figlia del Profeta dell’Islam, Fatima) usano una bandiera verde in ricordo al colore del suo mantello.

E’ sempre l’autorità spirituale o temporale ad assicurare questa paternità e ad "assegnare" la bandiera ai propri sudditi. La tradizione vuole che i cristiani combattenti in Antiochia nel 1098 ottennero l’aiuto da schiere di angeli vestiti di bianco in sella a cavalli bianchi con il vessillo rappresentante una croce rossa in campo bianco. Simbolo dapprima dei crociati, la bandiera crociata fu distinzione di diversi regni ma solo nel 1188 fu deciso che i Re, Filippo Augusto di Francia, Enrico II d’Inghilterra e il conte Filippo di Fiandra dovessero portare sulle loro bandiere la croce di colori differenti su fondi diversi per meglio differenziare i propri eserciti.

Smith ci ricorda che "in un trattato stipulato nel 1270 tra il re d’Inghilterra e il conte delle Fiandre si stabiliva che le imbarcazioni dei due paesi dovevano essere munite di una bandiera di identificazione e di un documento di registrazione comprovante la legalità della bandiera battuta; i colori falsi erano fuori legge. Le bandiere contemplate nel trattato anglo-fiammingo erano i vessilli araldici dei due sovrani... Esistono prove che almeno dalla fine del XIII secolo in poi venivano usate nel Mediterraneo bandiere raffiguranti croci, di cui la più famosa fu la croce rossa in campo bianco di Genova. Prima erano più diffuse le rappresentazioni di santi, come risulta nel 1238, quando Genova e Venezia si accordarono per alzare congiuntamente sulle loro navi entrambe le loro bandiere, a indicare che i due Stati erano alleati. In quel periodo Venezia non usava ancora il leone di san Marco (che in seguito sarebbe diventato famoso), ma una bandiera raffigurante lo stesso santo, mentre Genova aveva un vessillo rosso che rappresentava san Giorgio mentre uccide il drago".

L’abitudine diffusa di apporre sulla bandiera il complesso stemma araldico, di difficile riconoscimento in determinate situazioni marittime di lontananza o atmosferiche, favorì l’uso da parte delle repubbliche marinare di raffigurazioni più semplici e di più facile identificazione, lasciando la raffigurazione araldica alla nobile cavalleria.

Nel XVIII secolo, l’utilizzo spesso indiscriminato e non regolamentato della bandiera, determinò una certa necessità di ordine e di maggior codificazione attraverso una legiferazione più approfondita; ciò favorì la nascita, tra l’altro, del concetto di "bandiera nazionale" fissata, dopo un uso radicato e tradizionale nelle attività marittime, sociali e commerciali dello stesso Stato.

Bandiere "storiche"

La storia delle bandiere può essere anche studiata portando descrivendo le cosiddette "bandiere famose".

Il labaro di Costantino coesisteva in un drappo color porpora - rappresentante l'effigie di Costantino stesso e dei suoi figli - appeso ad una barra trasversale pendente su un’asta alla cui sommità si ergeva il famoso monogramma di Cristo - composto dalle lettere greche X e P, ovvero chi e rho iniziali di Christós - incorniciato da una corona di alloro. Simile al vexillum apparve per la prima volta nel 312 durante la battaglia di Saxa Rubra che vide Costantino vittorioso su Massenzio. Il Labaro fu, in un certo senso, uno dei primi simboli che univa in sé gli emblemi dell’autorità spirituale e del potere temporale nel loro ordine gerarchico.

La bandiera del Drago fu assai diffusa nel mondo antico: utilizzata da moltissime civiltà, dalla Persia alla Gran Bretagna fu un vessillo usato in battaglia e veniva costruito appositamente per essere mosso dal vento emettendo un suono forte ed acuto a scopo intimidatorio.

Lo stendardo a nove code di Gengis Khan era formato da un asta alla cui sommità era posto un tridente d’oro al di sotto del quale venivano appese quattro code di cavallo bianche, simbolo del suo potere ed i punti cardinali verso i quali si estendeva il suo dominio. Dominio del mondo che si credeva poter essere realizzato solo attraverso alla conquista a cavallo. Il vessillo vero e proprio era contornato da nove code di Yak, il bue tibetano, a rappresentare le nove tribù alleate a Gengis Khan. Al centro della bandiera veniva rappresentato un "girifalco" simbolo del suo spirito guida.

L’orifiamma di Carlomagno prende il nome, probabilmente, dal suo colore rosso/dorato oppure per le decorazioni di stelle e fiamme d’oro su fondo rosso. Molto simile al gonfalone a coda di rondine portava sotto al puntale una piccola nappina formata da nastrini rossi, bianchi e azzurri che dovranno essere interpretati dagli esegeti posteriori come il modello dell’attuale tricolore francese.

Il dannebrog può essere considerata la più antica bandiera nazionale: la sua esistenza viene attestata tra il IX ed il XII secolo. Una leggenda vuole che questa bandiera sia caduta dal cielo come simbolo dell’assistenza che Dio decise di concedere al re Valdemaro II durante una battaglia che lo vedeva in difficoltà. Croce bianca su campo rosso viene assunta ufficialmente dalla Danimarca nel 1854 dopo essere stata comunque il simbolo di identità nazionale da almeno sei secoli.

Due sono le versioni in uso: a coda di rondine in uso presso la marina militare e le istituzioni reali, e la bandiera rettangolare ad uso privato (per altro diffusissimo) in terra e in mare. Numerose varianti vengono utilizzate in molte occasioni da altri paesi e le sue modificazioni sono diffuse in tutto il mondo: anche la Svizzera utilizza come proprio emblema vessillologico una variante del dannebrog.

La bandiera di Giovanna d’Arco è descritta dalla stessa Pulzella nella sua difesa pronunciata il 28 febbraio 1431: "avevo una bandiera il cui campo era cosparso di gigli; vi era dipinto il mondo con un angelo a ogni lato; era bianca di un tessuto bianco chiamato "boccassino"; sopra stava scritto, credo, "Gesù Maria"; aveva frange di seta". L’importanza che Giovanna d’Arco assegnò alla sua bandiera fu enorme al punto di considerarla al di sopra della sua spada, inoltre possedeva virtù particolari assicurando la vittoria a coloro che si fossero posti al suo seguito. La leggenda voleva fosse stata assegnata a Giovanna direttamente direttamente da santa Caterina e santa Margherita ordinandole di prenderla in nome del Re del Cielo.

La bandiera del Bundschuh rappresenta forse il primo esempio di "bandiera povera" in quanto l’immagine decorata, contrariamente all’uso diffuso di rappresentare figure araldiche, si presentava con l’immagine di un calzare. Emblema della "Lega della Scarpa" raccolse alla sua ombra migliaia di seguaci che attraverso le loro lotte comportarono una particolare evoluzione del sistema sociale esistente.

La bandiera di Ivan il terribile conservata al Cremlino, misura 6,3 metri di lunghezza e 2,2 metri di altezza ed è un particolare esempio di bandiera decorata con immagini sacre: Cristo Salvatore cavalca al di sopra dell’esercito di angeli pronti ad intervenire per soccorrere Ivan: la cornice è ricamata con iscrizioni.

Nel saggio già citato scrive anche della bandiera di Bedfort: "secondo la tradizione... fu l’unico vessillo americano innalzato il primo giorno della Rivoluzione americana. L’alfiere Nathaniel Page dei "Bedford Minute-Men" (una compagnia della milizia) la prese da uno stanzino mentre usciva per andare al vicino paese di Concord, la mattina del 19 aprile 1775... Questa bandiera - forse la più antica esistente negli Stati Uniti - era stata confezionata almeno già da un secolo quando raggiunse il suo momento di gloria nella battaglia di Concord" il motto che affiancava la raffigurazione del braccio divino era Vince aut morire.

La bandiera della Vergine di Guadalupe fu issata da padre Miguel Hidalgo il 16 settembre 1810 lanciando il grido di rivolta che segnò l’inizio del movimento rivoluzionario in Messico contro la dominazione coloniale spagnola. Questa bandiera rappresenta la Vergine di Guadalupe (immagine che sostituì la dea azteca Tonantzin) e con essa la figura di padre Hidalgo, iconografia che resterà nella emblematica tradizionale Messicana. Al di sotto della Vergine un angelo è rappresentato con le ali verdi, bianche e rosse, colori che resteranno impressi nel tricolore nazionale attuale.

Un altro esempio di "araldica povera", come nel caso della Lega della Scarpa incontrata precedentemente, è la bandiera di Ghandhi. Nel 1931 Gandhi ordinò l’uso di una bandiera che raffigurava al centro un arcolaio come ammonimento per i suoi seguaci ad aver fiducia nelle proprie capacità, a confezionarsi i propri abiti ed operare per il proprio sostentamento. Solo in seguito la ruota dell’arcolaio veniva sostituita con la più nota "ruota" detta chakra, motivo tipico dell’arte e dell’architettura indù.

La nascita della bandiera austriaca è, secondo la leggenda, assai curiosa. Si dice che durante la battaglia di Tolemaide (1191) il duca Leopoldo V venne ferito e, perso il suo stendardo, innalzò su un’asta la sua tunica che lasciava intravedere tra due fasce insanguinate una alta fascia bianca: Enrico VI accordò in seguito l’uso di questa figura che ancora si può vedere sulla moderna bandiera.

Termini vessillologici

I termini vessillologici sono definiti da una precisa codificazione che in buona parte e definita dalla Federazione Internazionale delle Associazioni Vessillologiche. Questi termini hanno lo scopo di distinguere in maniera inequivocabile le differenze tra le diverse bandiere e d il loro uso.

Un elenco di termini vessillologici sarebbe troppo lungo ed inadeguato a questo studio; ne elencherò solo qualcuno per offrire un’idea, seppur vaga, del sistema di cui ho trattato:

Abbassamento: atto di abbassare la bandiera dalla sua posizione sul pennone.

Abbrunare: atto di porre un pezzo di stoffa nero sul pennone in segno di lutto.

Aggiunta d’onore: atto di conferire una onorificenza apposta sulla bandiera.

Alabasso: parte della manovra di ammainamento della bandiera.

Altezza: la misura della bandiera presa lungo l’asta, perpendicolare alla lunghezza.

Banderuola: anticamente un piccolo vessillo, oggi una sorta di nastro spesso decorato con iscrizioni. Usata singolarmente o unita alla bandiera. In araldica spesso fissata all’elmo o al cimiero.

Battente: è il lato della bandiera che sventola opposto all’asta.

Campo: è la superficie utile, lo sfondo su cui vengono composte le diverse parti e decorazioni.

Cantone: superficie del campo della bandiera posizionato in un suo angolo: può essere di dimensioni e proporzioni differenti.

Caricare: atto di aggiungere un segno o emblema sovrapposto alla bandiera originaria.

Cercine: striscia di seta attorcigliata fissata all’elmo o al cimiero.

Coccarda: rosetta o fiocco solitamente di stoffa riproducente i colori della bandiera.

Coda di rondine: battente della bandiera formata da due punte.

Dentato: bordo tagliato in forma frastagliata.

Drappella: piccola bandiera usata e fissata ad una tromba.

Drizza: sagola che serve ad issare la bandiera.

Entasi veneziana: rastremazione caratteristica dell’asta particolarmente alta che necessita quindi di queste differenti sezioni.

Fiamma: bandiera lunga e stretta che segnala la nave armata ed in assetto di guerra.

Formaggetta: ornamento a forma di pomo appiattito posto in cima all’asta.

Frangia: decorazione di filo metallico attorcigliato fissato al bordo della bandiera .

Freccia: asta che termina con ornamento a lancia e destinata all’uso militare.

Gagliardetto: piccola bandiera triangolare solitamente usata libera da asta.

Gagliardo: nella marina italiana medievale, la bandiera principale della nave.

Gambo: la parte finale dell’asta, quindi immediatamente sotto al pomo, alla freccia o alla formaggetta.

Gonfalone: bandiera da guerra verticale usata nell’Europa medievale; oggi emblema di Comuni o associazioni.

Guidone: piccola bandiera militare solitamente con battente a coda di rondine.

Inferitura: il lato della bandiera, foggiato a guaina che viene annodato alla sagola.

Intelligenza: bandiera che, secondo il Codice internazionale delle Segnalazioni, indica il messaggio "Ho capito il messaggio".

Jolly Roger: bandiera nera con grafismi. Tradizionalmente bandiera dei pirati e per estensione ogni bandiera con grafismo similare.

Labaro: insegna recante simboli vari sul pennone unitamente o meno ad una bandiera.

Lambrecchini: strisce di stoffa fissati all’elmo e tenuti fermi dal cercine.

Losangata: bandiera composta di losanghe ovvero colori alternati.

Lunghezza: cfr. la voce altezza.

Manica a vento: bandiera a forma di manica che permette di essere attraversata dal vento che la muove.

Pennello: piccola bandiera marinara a forma triangolare o più raramente a coda di rondine.

Pennoncello: bandiera lunga e stretta che veniva anticamente usata come decorazione delle navi.

Pomo: particolare ornamento della cima dell’asta per uso solitamente civile.

Precedenza: ordine e sistema di disporre le bandiere secondo l’importanza e la gerarchia.

Recto: il lato principale della bandiera: il lato opposto viene nominato verso.

Sciarpa: striscia di tessuto che riporta spesso i colori della bandiera e viene indossata trasversalmente al petto.

Scudetto: scudo araldico spesso rappresentato su un gagliardetto.

Segnavento: bandiera che indica la direzione del vento, solitamente in metallo, o comunque rigida, montata su un perno in modo da poter ruotare, posto nel punto più alto dell’edificio, nave ecc.

Seminata: bandiera cosparsa di oggetti vari in numero imprecisato.

Stamigna: tessuto particolarmente resistente a trame larghe con il quale si producevano in antichità le bandiere.

Stendardo: termine generale che può essere usato con maggior precisione per indicare quella bandiera che raffigura una figura araldica.

Telegrafo a braccia: sistema di segnalazione per mezzo di due bandiere agite da diverse posizioni delle braccia.

Usanze e protocollo delle Bandiere

La bandiera trova la sua funzione principale, proprio come il Marchio, nel riconoscimento del proprio Referente e nel rappresentarlo. E’ noto come fuori dalle acque territoriali, la nave battente una certa bandiera, rappresenti quel paese e venga considerata come vero e proprio territorio nazionale.

Il protocollo d’uso della bandiera a terra e in mare segue norme molto precise, ne elenchiamo alcuni tipi proprie all’uso marittimo:

Dichiarazione di nazionalità: riguarda l’uso della bandiera più importante, supera tutte le altre per dimensione, viene issata durante le ore diurne.

Partenza dal porto: viene alzata una bandiera azzurra con quadrato bianco al centro corrispondente al segnale P del Codice Internazionale delle Segnalazioni.

Armare una nave: bandiera lunga e stretta indica una nave da guerra in attività.

Bandiera di cortesia: è la bandiera di un paese ospitante che viene alzata solitamente sul trinchetto della nave in onore del paese ospitante o di destinazione.

Bandiera di bompresso: è la bandiera che una nave innalza quando si trova all'ancora, bandiera quadrata è costituita dagli stemmi delle quattro repubbliche marinare.

Gran pavese: bandiere di segnalazioni che costituiscono un vero e proprio linguaggio codificato.

Saluto: il saluto tra navi avviene solitamente attraverso l’ammainamento della bandiera: anticamente la potenza navale maggiore lo esigeva dalle navi di ordine inferiore, oggigiorno il saluto avviene pariteticamente.

Per quanto riguarda l’uso a terra notiamo di sfuggita alcune norme note:

Guidoni: i guidoni per automobili è limitato per legge, almeno in alcuni paesi, a funzioni di governo.

Onorificenza: riguarda l’apposizione sulla bandiera di un elemento (medaglia oppure oggetto commemorativo) che ne esalti il valore. Sulla bandiera vengono stipulati patti e giuramenti quasi a farla diventare "testimone" - quasi a chiamare tutta la nazione a testimoniare dell’atto in svolgimento - tra due o più parti.

Saluto: il saluto alla bandiera viene effettuato in special modo durante l’alzabandiera e all’ammainamento. I militari saluteranno con la mano alla visiera senza togliersi il copricapo, i civili assumeranno la posizione sull’attenti o, in casi particolari si porteranno la mano destra sul cuore. Salutare con la bandiera invece consiste nell’abbassarla a terra fino al momento in cui si ricevere l’ordine di rialzarla da parte della personalità che si omaggia con questo saluto (bisogna notare che la bandiera degli Stati Uniti non è mai stata abbassata fino a terra neanche in presenza del presidente).

Trascinamento: trascinare la bandiera per terra o stare fermi con la bandiera nella stessa posizione significa rispetto ad un funerale. La morte di un dignitario presuppone che la bandiera venga posta sul feretro con sovrapposte le insegne del defunto.

A lutto: in segno di lutto od in ricordo di personalità scomparse, la bandiera viene posizionata a mezz’asta ed in casi particolari sul pennone viene fissato un velo o una striscia di stoffa nera.

Dal punto di vista giuridico, la bandiera e il Marchio godono di molti punti comuni. L’abuso (o meglio, il suo uso non protocollare) rispetto al cerimoniale proprio alla bandiera, è severamente punito: in passato (oggi tale norma non è più presente nei codici di navigazione) la nave non autorizzata all’uso della bandiera poteva essere sequestrata. Il codice penale prevede il reato di vilipendio nei riguardi delle bandiere nazionali o di quegli emblemi che riportino i colori nazionali: è prevista la stessa pena (da uno a tre anni) per l’offesa recata anche a qualsiasi oggetto che riporti gli stessi colori nazionali.

 

Mimesis 2011