La Sfragistica

La Sfragistica (dal greco sphragís, sigillo), o Sigillografia (termine coniato nel 1680 da Anton Stefano Cartari, usato da Giacomo C. Bascapé per il suo testo intitolato appunto Sigillografia, il sigillo nella diplomatica, nel diritto, nella storia, nell’arte, che sarà il punto di riferimento di questo paragrafo), è la disciplina che studia la storia, l’arte e la tecnica d’uso del sigillo, in ogni sua applicazione, giuridica e diplomatica (la "Glittica", da parte sua, si occupa della produzione dello stesso).

Questa materia si sviluppa nel corso del XVII secolo grazie all’opera dell’italiano Giorgio Longo (già il Medioevo ne riconosce comunque l’importanza, il che è attestato dall’opera di Corrado de Mure da Zurigo che in una sua Summa de arte prosandi affronta il problema sia da un punto di vista giuridico che da quello artistico e tecnico), ma viene ad assumere carattere e dignità scientifica solo nel secolo seguente grazie al testo del tedesco Heumann Commentarii de re diplomatica Imperatorum, Regum Germanorum a Caroli Magni temporibus .

Storia del Sigillo

Esiste un passo biblico secondo il quale Giuseppe ricevette dal Faraone l’anello come gesto significante la trasmissione dei poteri dello Stato (Genesi, 41, 42). Questo anello in molte traduzioni è detto essere un sigillo ed il gesto di cui si è detto rappresenta forse uno dei più antichi episodi di traditio sigilli.

La nascita dell’arte del sigillo può essere identificata nell’Iran protostorico e in tutta l’area mesopotamica. L’uso di autenticare documenti e corroborare gli atti pubblici e privati con il sigillo può essere rintracciato nell’antico Egitto, diffuso in Asia Minore, a Creta, in Grecia, presso la civiltà Romana arrivando così nel Medioevo dove conobbe la sua massima fioritura.

La civiltà mesopotamica conosce diversi tipi di sigilli: tra questi sono noti quelli con la caratteristica forma a cilindro del periodo cosiddetto di Uruk.

Le raffigurazioni più comuni sono in principio zoomorfe o rappresentano scene di culto o di battaglie, in seguito si affermano rappresentazioni del pantheon mesopotamico.

L’antico Egitto, a differenza dei popoli contemporanei, predilige alla raffigurazione iconica la funzione epigrafica. Alla prima tecnica del sigillo a cilindro, la diplomatica egizia sostituisce il tipico suggello a "scarabeo". Il nuovo sigillo sviluppa il suo utilizzo per contrassegnare i fogli di papiro o i cordoni che li tenevano arrotolati ma venivano utilizzati anche per suggellare forzieri e porte. Gli alti dignitari del Regno possedevano già allora due diversi tipi di sigilli: il primo privato, per garantire il proprio epistolario nonché la sicurezza della propria casa e delle proprie cose, il secondo, pubblico, ad uso eminentemente diplomatico e giuridico.

Il popolo ebraico ha continuato l’uso egizio del sigillo. Numerose sono le testimoniane bibliche che attestano il suo utilizzo: Giuda, figlio di Giacobbe lasciò il suo anello/sigillo in pegno a Thamar (cfr. paragrafo "L’anello" cap. "Attributi, Funzioni e Simboli del Potere"), "Achicar... era stato gran coppiere e custode del sigillo, primo ministro e direttore dei conti" (Tobia, 1, 22); i contratti dovevano essere fatti in duplice copia, una aperta data all’acquirente ed una sigillata da depositare "in un vaso di terra affinché si conservi a lungo" (Geremia, 32, 10-15) o ancora dove, sul piano giuridico "scrivete dunque come vi parrà meglio, nel nome del re, e sigillate con l’anello reale, perché ciò che è scritto in nome del re e sigillato con l’anello reale è irrevocabile" (Ester 8,8). Le Sacre Scritture descrivono il "razionale del giudizio" (pettorale del sommo sacerdote) di Aronne ornato di pietre preziose intagliate come sigilli, e che il suo diadema aveva inciso il "sigillo della consacrazione".

Tra anelli, cammei e sardoniche, il sigillo ha avuto una notevole fortuna nel mondo greco. Le raffigurazioni, varie, erano di carattere mitologico e simbolico, perlopiù appartenenti al mondo vegetale e animale, solo successivamente anche la persona umana ed il ritratto ottennero un posto rilevante. Il sigillo di Stato, (con Alessandro Magno il sigillo del monarca ottenne notevole importanza e fu spesso intagliato in pietre preziose) di alti funzionari, magistrati e sacerdoti, è attestato da fonti letterarie a partire dal V. secolo a.C., spesso montate su anello erano esclusiva solo di personaggi di alto rango.

Il sigillo anellare in oro, lo ius anulorum, era peculiarità dell’aristocrazia equestre romana; in seguito lo stesso venne concesso all’uso anche da parte dei senatori, magistrati. Solo Giustiniano concede il suo utilizzo a tutti gli uomini liberi.

L’abitudine, tipicamente romana, di non scrivere personalmente le lettere e documenti, bensì di dettarle ad un amanuense, ha determinato la necessità di autenticarli con un sigillo che dava autorità agli stessi.

Per la prima volta il diritto romano riconosce al documento, formalmente redatto, il valore giuridico che l’accompagnerà nel corso del medioevo: questo, chiamato notitia, charta o chirographum, a seconda delle valenze differenti, viene sottoscritto dal nome e dal sigillo affiancati (formalità nominata appunto designatio), di colui che lo notifica per darne valenza di prova e di atto giuridico e diplomatico ed evitare il suo fraintendimento o la sua alterazione.

La presenza del nome soventemente era declinata al genitivo ed esprimeva il sottinteso termine "sigillo". L’uso fu tale per cui la sua traduzione doveva suonare come "di Cesare", "di Mario" che certamente può aver influenzato l’aristocratica tradizione del "de" o "di" nobiliare.

Il sigillo diventa quindi "prova" di validità al punto che per gli atti di "ultima volontà" (il testamento, le tabulae) del testatore dovevano essere letti alla presenza di coloro che avessero riconosciuto la presenza del proprio sigillo, come testimoni di sottoscrizione, sull’atto notarile stesso. La presenza di questi testimoni (da cinque a sette) - la testatio - ed il riconoscimento del proprio sigillo anellare assume appunto il valore di base giuridica: un testo ravennate testamentare riferisce appunto la frase giuridica per la quale "Ego in hoc testamento interfui: agnosco anuli mei signaculum, superscribtionem meam sed et infra subscribsi".

La falsificazione, l’alterazione e la distruzione del sigillo veniva punito severamente: questo in quanto il "sigillo" rappresentava l’individuo stesso, la persona stessa era rappresentata e autorizzata alla propria comunicazione attraverso questo "segno" ed era, in un certo senso, il suo "araldo", la sua identità riconosciuta giuridicamente.

Figure mitologiche (le prevalenti sono: Cupido, le scene bacchiche ed episodi della vita di Ercole), allegoriche (spesso si vede applicata la figura metonimica per cui al soggetto si sostituisce il suo attributo, così la cetra per Orfeo, il Caduceo per Mercurio, il fulmine per Giove e cosi via) o simboliche (di carattere vegetale o animale) costituirono gli emblemi visivi più diffusi, così come le effigi degli antenati. Augusto, dopo aver utilizzato l’immagine di una sfinge, scelse come raffigurazione la testa di Alessandro (motivo che rimase in uso presso i successivi imperatori romani). Successivamente (40/20 a.C.) anche i viventi assurgono a dignità di raffigurazione "anulare"; soprattutto raffigurare l’effigie dell’imperatore sul sigillo di Stato assume il significato evidente di "memento" e di Marchio dell’Impero romano, della sua potenza e della sua gloria.

Il sigillo assume il significato di "valore" e di "superiorità" al punto che le suppliche sigillate avevano precedenza sulle altre; viceversa le imprese e le società che godevano il patrocinio dell’imperatore potevano usufruire anche delle loro raffigurazioni sfragistiche.

Dal punto di vista glittico il "tipario", fatto in pietre (o i metalli) sigillare, viene tagliato specialmente di forma circolare, ovale, ovoidale e secondo la foggia egiziana, a scarabeo ed il disegno dell’intaglio assume particolare pregio.

Usati su tavolette di cera, diplomi bronzei o papiri (su questi era d’uso sigillare la piega), i sigilli presentavano sempre una certa complessità nel disegno dell’incisione: differentemente i "signacula", da non confondersi con il vero e proprio sigillo, presentavano disegni molto semplificati anche perché il loro uso era dedicato prevalentemente alla segnatura di oggetti vari: veri e propri "marchi di fabbrica" e di "proprietà", erano in uso presso artigiani (tagliatori di pietra, vasai, ecc.) per contrassegnare i propri prodotti, per identificare manufatti, per riconoscere la proprietà e l’origine delle derrate alimentari, ecc.

La funzione del Sigillo

Secondo Bascapé il "Sigillum", il sigillo, diminutivo del latino "signum" indicò fino al Medioevo quei "marchî che sovrani, funzionari, la Chiesa o i suoi dignitarî, comuni, enti, corporazioni ovvero privati cittadini, assunsero come proprio contrassegno, da imprimere o da appendere ai documenti per convalidarli, ovvero per garantirne la chiusura e la segretezza".

Così, per estensione di significato, il sigillo è ogni "segno" che determina un’impronta e che permette di individuarne la "nuova forma", una nuova de-finizione, un cambiamento di "proprietà", ed è con questo significato che Dante, cantando di San Francesco, dice che "Da Cristo prese l’ultimo sigillo" (le stigmate vengono considerate come sigilli che fanno seguito alle vere e proprie Bolle papali alla sua regola).

Il sigillo serve al riconoscimento e all’identificazione del suo referente, persona, ente istituzione si tratti.

Sovrani, principi, nobili, cavalieri, ecclesiastici, comuni, principati e signorie, università, repubbliche, corporazioni; per ognuna di queste categorie il sigillo, con figure corrispondenti alla natura stessa del referente, aveva la funzione di rappresentarle, di "sostituirle", nell’autorizzare, decretare, delegare, corroborare con validità giuridica.

Terminologia della sfragistica

Sigillo, con il termine si indica ambiguamente sia lo strumento che permette la fattura dell’impronta sigillare (si chiamerà allora "sigillo-matrice") sia l’impronta stessa ("sigillo-impronta"). Mi sembra più corretto usare il termine per indicare il "risultato" piuttosto che lo "strumento" che per altro viene chiamato

Matrice o Tipario, due termini che indicano precisamente quel manufatto, in pietre o metalli più o meno preziosi, che permette l’esecuzione, con tecniche differenti, dell’impronta vera e propria "positiva" o in "rilievo" del sigillo in materiali malleabili differenti (cera, argilla, carta, piombo). Il Boullotirion è invece una sorta di tenaglia con matrici contrapposte, così come il Cuneus, atti alla sigillatura plumbea.

La diplomatica attua, salvo eccezioni, una differenzia tra sigillum (sigillo) propriamente di cera (di colori differenti: rossa, azzurra, verde, oggigiorno di uso più frequente la ceralacca  o cera di Spagna o lacca spagnola  in uso dal ‘600) e di forme differenti e la bulla (bolla) al suo corrispondente di piombo (raramente in oro o argento) con forma circolare. Quest’ultima è usata dai Papi (dal 1198 tra l’elezione e l’incoronazione si usava la mezza bolla che raffigurava gli Apostoli sul recto e si presentava liscia sul verso), dagli uffici vaticani, dai Vescovi, dagli Imperatori d’Oriente, e meno frequentemente d’Occidente, e dai rispettivi uffici e dicasteri, da qualche Re, alcune Signorie e Ordini religiosi, dai Dogi veneziani, ecc. (oggi si utilizza il "sigillo plumbeo" anche per gli usi più vili).

Sigillarius, sigillifer, bullator,  sono i termini che indicano la persona proposta all’atto del sigillare ma si estende anche alla carica più elevata di "custode del sigillo" o, secondo l’accezione anche oggi usata di "guardasigilli". Dal termine bulla l’ufficio papale detto bullaria con i suoi funzionari bullatores.

Sigillum magnum, parvum, evoluzione del sigillo piccolo, spesso anulare posseduto dall’istituzione o dal privato, in un sigillo di grosse dimensioni, a testimoniare l’importanza dell’atto suggellato (sigillum pontificale, s. pontificale, sigillum publicum o authenticum o commune per gli atti di autorità ecclesiastiche o laiche, il sigillum ad causas dedicato agli atti processuali ecclesiastici o laici, il sigillum ad sententias,  proprio alle magistrature).

Al sigillum publicum si contrappone il sigillum secretum, usato per documentazioni specificatamente private, o per attestazioni pubbliche ma "autorizzate" dalla "presa-visione" ed "approvazione" privata.

Piccolo (ca. 5 /15 mm.) di forma varia (vengono usate anche forme non comuni nei sigilli ordinari), da principio sigillo anulare, decora successivamente catene che si portano sempre addosso, si compone con la chiave (chiamata appunto chiave-sigillo) quasi a manifestare la relazione e la corrispondenza simbolica che concorre tra i due oggetti. La tradizione consegna questo tipo di sigillo in corniola, fatto che porta a chiamare metonimicamente la stessa impronta del "secretum" come "corniola".

Il controsigillo viene generalmente utilizzato per creare un’impronta sul retro del sigillo principale (del quale rappresenta il più delle volte una riproduzione in miniatura) allo scopo di scoraggiare le falsificazioni. Questa doppia apposizione, di sigilli e da parte di persone differenti, poteva prevenire, anche attraverso un maggiore controllo, un abuso dell’uso degli stessi; non diffuso in Italia ma all’estero, il subsigillo ha la stessa funzione ma viene apposto sotto ai sigilli principali di tipo pendente.

Le forme del Sigillo

Il sigillo, o la matrice del sigillo per essere precisi, si sviluppa in antichità come anulare e in seguito viene ad assumere le forme ed i supporti più vari.

L’anello sigillare, solitamente d’oro, ha montatura piatta incisa o, se a castone, porta una pietra dura o preziosa intagliata.

Nel Medioevo si ha l’esigenza di ampliare le dimensioni del sigillo: non più anulare, si compone di una matrice e sul retro la presa, o impugnatura, assume le forme più differenti.

Orecchiette, anse fisse o pieghevoli, barrette, a volte un’altra matrice più piccola che serviva come controsigillo, a staffa con tipario girevole prismatico che permetteva di avere contemporaneamente più sigilli (per coloro che avendo più cariche doveva quindi portare con sé più sigilli), a catena, a "chiave" oppure trasformando gli oggetti personali e da scrivania in supporto del tipario (es. statuette).

Le bolle plumbee (più rare quelle in oro) vengono invece "formate" per mezzo di una tenaglia, il boullotirion, che stringe il metallo con due matrici contrapposte (il Vaticano usa, o usava, un torchio che agiva in maniera identica).

Le forme della matrice o del tipario esaurirono ogni possibilità:

circolare, la principale e fondamentale, certamente la più utilizzata,

ovale, generalmente verticale, solo in pochi casi era disposto orizzontalmente per motivi di raffigurazione,

ogivale, ellittica, a mandorla, termini approssimativi per indicare la forma congiunta di due archi,

scudiforme, dovuto alla rappresentazione dell’arma araldica in tutte le sue differenti forme (cfr. il paragrafo dedicato allo scudo araldico nel capitolo rispettivo).

quadrata, rettangolare, romboidale, assai rari per la loro difficile applicazione su cere e metalli

lobata, di estrazione tipicamente gotica, appare inizialmente come decorazione inscritta nella circonferenza poi separatamente

poligonale, rari i sigilli pentagonali, esagonali ed ottagonali, le altre figure sono pressoché sconosciute.

Il sigillo era solitamente piatto ma in alcuni casi poteva presentarsi, nella sua impronta, "concavo" o "convesso" probabilmente al fine di renderne più difficile la falsificazione.

Le dimensioni dei sigilli variavano notevolmente e vanno dalle dimensioni minime dei sigilli anellari ad un massimo di 14 cm.., come il sigillo di Ferdinando I. Queste misure così elevate, certamente non pratiche, si riservavano ai documenti più solenni e di maggiore importanza ed era chiamato sigillum maius; per i documenti di uso corrente si adottò un sigillo detto mediocre mentre, per la corrispondenza di minore importanza veniva usato un sigillo nominato minus.

Tipologia dei sigilli

I sigilli possono differenziarsi i diverse tipologie. Iniziando la classificazione per la tipologia di applicazione ai documenti Bascapé elenca:

Sigilli aderenti: (sigilla membranae affixa o diplomati innexa) di cera, applicati sul documento stesso. In questo tipo di sigillatura la cera o ceralacca veniva versata con abbondanza sul foglio e, pressata dal tipario, in modo da formare un bordo elevato di protezione all’impronta.

Sigilli pendenti: (sigilla pendentia o pensilia) prevalentemente (se ne conoscono anche di cera) di piombo, appesi e legati ai documenti per mezzo di fili di canapa, trecce o fili di seta, nastri, strisce membranacee o cartacee. Anche le impronte dei sigilli pendenti potevano essere protette per mezzo della bordatura elevata: altri metodi erano quelli di proteggerlo con sacchetti di tela più o meno ricamata, oppure con piccole "teche" in avorio o "astucci" metallici all’interno dei quali veniva colata la cera dopo aver fatto passare i cordoni o nastri.

Sigilli alzati o volanti: termini non comuni per indicare quei sigilli impressi su "ostie" applicato alla parte superiore delle lettere

Sigilli a secco: comparsi nel ‘700 comportano una matrice ed una contro-matrice che pressate tra loro sul fronte e sul retro del documento cartaceo ne causavano la deformazione facendo emergere l’impronta del rilievo.

Uso dei Sigilli

I sigilli aderenti per essere applicati devono seguire questa procedura: la cera scaldata e colata sul documento veniva impressa prima che si raffreddasse, a volte il foglio o la pergamena venivano leggermente raschiate per creare maggior ruvidità quindi aderenza.

A volte, per maggior presa, venivano effettuati dei tagli a croce, gli angoli dell’incisione piegati in modo che dal foro creato potesse passare parte della cera colata e formare una sorta di bottone.

Le sigillature a chiusura e segretezza del documento, per questo detti litterae clausae, erano effettuate in maniera diversa ma tutti in maniera tale per cui fosse necessario rompere il sigillo stesso o le cordicelle o i fili di complemento alla fattura del suggello.

Il sigillo pendente, di cera o piombo (più sigilli si trovavano contemporaneamente sullo stesso documento nei casi in cui questo dovesse essere comprovato da più persone), veniva tenuto legato al documento per mezzo di cordicelle, funicelle, trecce, fili di materiali diversi chiamati tenie: queste, strette nel sigillo stesso, passavano attraverso un foro praticato sul bordo inferiore del foglio ripiegato per maggior rinforzo.

Figure dei Sigilli

La funzione principale di ogni sigillo è la "rappresentazione" del possessore del sigillo stesso per significare il possesso e la potestà che questa persona o istituzione ha su ciò che si fa supporto del sigillo. Con il nome di sigilli parlanti  se ne definiscono tutti quelli la cui raffigurazione è allusoria al nome della persona o della famiglia corrispondente (la "spina" per la famiglia Malaspina, la "scala" per gli Scaligeri ecc.) mentre le raffigurazioni araldiche sugli stessi definiscono i sigilli araldici facilmente riconoscibili ed assegnabili al legittimo possessore grazie al linguaggio significante stesso dell’arte araldica (sigilli anepigrafi sono invece tutti quelli che non hanno un riferimento evidente, o crittografico del possessore).

Diversi autori hanno cercato di classificare le tipologie delle raffigurazioni, così Bascapé indica un elenco di cinque categorie:

1 - Figure sacre, figure umane, scene, sigilli che raffigurano teste, busti, figure intere (in trono, corrispondente al ‘tipo maiestatico’; a cavallo, corrispondente al ‘tipo equestre’; in piedi, in ginocchio, leggenti, scriventi, docenti, o in altre pose). Anche i gruppi di più figure ed altresì le scene, sacre e profane, entrano in questa categoria.

2 - Animali, che si distinguono in: allegorici, araldici, parlanti. Piante, a loro volta divise in: allegoriche, araldiche, parlanti.

3 - Vedute di luoghi: città, castelli, chiese, monasteri, monti.

4 - Sigilli araldici veri e propri e sigilli parlanti.

5 - Sigilli diversi: simbolici, fantastici, con insegne o strumenti di arti, di professioni, di mestieri, o relativi a devozioni, od ancora di carattere ermetico e segreto; monogrammi e nessi di lettere alfabetiche (Douët d’Arcq seguito da Lupi ne individuano otto: il tipo di maestà, il tipo equestre, tipo gentilizio o armoriale, il tipo ‘delle dame’, il tipo ecclesiastico, il tipo ‘leggendario’, il tipo topografico, il tipo arbitrario o di fantasia).

Le iscrizioni sfragistiche

Sono le componenti essenziali, le diverse sezione verbali del sigillo, le iscrizioni, le leggende, a volte chiamate epigrafi, corrispondono alla sua funzione di rappresentanza e referenza. Il più delle volte collocata sul giro del sigillo stesso, sulla circonferenza o nel perimetro esterno (il loro nome è perigrafi), normalmente indica il soggetto raffigurato, il suo nome, la sua funzione, un attributo in forma chiara, crittografica, o abbreviata (per le dignità ad esempio eps per episcopus, sca per sancta, D. per dominus, PP. per Papa ecc.) come nel caso di sigle e monogrammi il cui uso fu conosciuto fin dall’antica Grecia.

Come si può facilmente evincere da tutto ciò che è stato detto, la caratteristica, la funzione e l’uso del sigillo, mutatis mutandis, può essere riferito e ritrovato nella produzione e nell’uso del nostro Marchio. Ritroviamo il sigillo come "segno di riconoscimento" sui documenti, sulle lettere, così come il Marchio impaginato sulla nostra carta da lettera ci annuncia il "mittente" e ne assicura il contenuto al legittimo referente.

 

Mimesis 2011