Il luogo del Marchio

Ogni superficie de-limitata costituisce automaticamente un certo luogo il quale, ovviamente possiede anche una sua precisa forma.

Partendo dall’elementare definizione di luogo geometrico possiamo estendere l’argomentazione per applicarla al nostro Marchio. Un luogo geometrico è propriamente un insieme di punti che soddisfano una particolare proprietà geometrica, o più precisamente è una determinata figura - linea o superficie - i cui punti godono di una medesima proprietà e così partecipando della stessa proprietà appartengono alla medesima figura. Essendo quindi la figura (linea o superficie ad esempio) composta dai suddetti punti, il luogo geometrico corrisponde al limite stesso della figura, fuori dal quale non è più possibile individuare punti appartenenti alla figura stessa. Per estensione di significato si può affermare che anche la figura geometrica individuata come superficie viene conosciuta per mezzo di una linea che quindi diventa il limite stesso della superficie, il margine o, per seguire l’esempio sopra riportato, la marca... Analogamente il Marchio è un insieme di elementi che godono delle stesse proprietà, o meglio, è un’unità composta da più elementi che, con-centrandosi sul medesimo oggetto - l’Azienda, la Persona, Cosa, Referente- osservati al tempo stesso come elementi denotanti e connotanti, creano un tutto omogeneo, un’unica figura o forma - questa intesa nel suo senso più ampio e non unicamente come figura spaziale - un’unica com-posizione.

Il Marchio è quindi, in quanto luogo, una ‘figura’ de-finita, de-limitata, come appena detto una forma, che gode di sue particolari proprietà e caratteristiche. Queste ultime possono essere comprese come delle qualità, se vogliamo, che riassumono in loro stesse le qualità della Cosa rappresentata. Come una sorta di traslazione semantica il Marchio parla per mezzo di un linguaggio analogico della natura della Cosa.

Abbiamo visto precedentemente come interpretare il termine forma nel suo senso più ampio, cioè con il significato di modo particolare di essere di qualcosa, non sotto il suo aspetto materico o comunque spaziale, bensì considerato come costituito da "alcune", e solo alcune caratteristiche qualitative, scelte tra un globale di possibili - che chiameremo continuo (C). Una forma è un’unità di più parti - c1, c2, c3, ecc. tratte da C - organizzata in una sola struttura formale, in un’idea. Così la somma globale di c1, c2, c3, ecc. determina un’unità formale, una qualità formale, che rappresenta in questo modo il limite del Marchio, limite di C, forma comprendente ciò che fa sì che la forma stessa possa assumere de-finitezza rispetto a C in-definito, così nominato proprio perché comprende tutte le possibilità di de-finirsi presentandosi sotto la forma di luogo delle condizioni qualitative.

La nozione di luogo, dal punto di vista filosofico, corrisponde alla nostra considerazione della sensibile presenza simultanea di più oggetti, di più entità, di una pluralità, cioè (una pluralità di rappresentazioni nel nostro caso) unificata da una medesima estensione reale, che pone l'estensione comune a questa pluralità come il denominatore comune a tutti gli oggetti, pluralità di "partes extra partes", ciascuna delle quali occupa nel tutto una determinata posizione, un dato luogo.

La nozione di luogo della Cosa deve rispondere alla fondamentale domanda del "dove", e dato che questo "dove" si dà come termine relativo, risulta necessario che il luogo della Cosa è la relazione che quella Cosa localizzata ha con le altre parti, con le altre cose che appartengono a quell'unica estensione. Il luogo della Cosa è quindi supposizione dell'esistenza di altre cose e, necessariamente del luogo di altre cose, laddove ha senso anche dire del "dove" si trova il luogo della Cosa - che presuppone pure un'occupazione di una certa parte dell'estensione in cui si trova - rispetto alle altre, in termini di vicinanza, di lontananza e così di seguito, sempre rispettando i termini di relazione dell'una in opposizione all'altra.

Mimesis 2011