Il Marchio: cenni storici ed etimologici

Il termine Marchio, connesso alla forma verbale marchiare, trova la sua origine etimologica nel francese antico marchier (1190) e dal francone markjan con il significato di "contrassegnare".

Il Marchio è essenzialmente un segno (a tale accezione faremo sempre riferimento nel corso della presente trattazione) avente come proprietà principale la funzione di "riconoscimento" e di indicazione, talora convenzionale, di alcune caratteristiche peculiari relative alla qualità, alla proprietà, ecc.

Nel 1332-33 gli Statuti Suntuari usano la terminologia "fornire di Marchio" in relazione alle merci in vendita; nel 1597 G. Soderini con medesimo significato parla di "distinguere con un Marchio". Gli Statuti de’ Cavalieri di Santo Stefano del 1590 parlano di "...Marchio, o vero bollo"; G.P. Oliva nel 1681 lo descrive come segno che "un tempo si stampava a fuoco sulla fronte o sulla spalla di alcuni servi o malfattori". Nel 1683, invece, L. Cantini ne indica il senso più attuale definendolo come "segno usato dall’imprenditore per contraddistinguere i propri prodotti", dando così origine al vero e proprio Marchio di Fabbrica .

La "marca" può essere impressa a fuoco con un ferro rovente sulle anche o spalla di capi di bestiame (equini, bovini, ovini) per segnalarne l’appartenenza, la razza, la provenienza (o anche, in caso di epidemie, per distinguere gli animali sani da quelli malati). La stessa può indicare il taglio di foggia particolare praticato sulle orecchie o sulle corna di un animale con analoghe funzioni. Con questo significato Moneti scrive che "Bertoldino senza portare il dovuto rispetto al regio Marchio che il mio asino porta nella chiappa sinistra per essere riconosciuto come animal di corte...".

Ancora il Marchio può identificare un segno particolare, praticato sul viso o sul corpo, con cui gli appartenenti a determinate popolazioni extraeuropee (cosiddette "primitive") indicano l’appartenenza a una determinata tribù o gruppo etnico, a un determinato grado gerarchico, ecc. La stessa "marca", sotto forma di bollo a fuoco, veniva impresso su una parte del corpo (fronte, braccio, ecc.) di determinate persone per esibire pubblicamente la loro condizione sociale (quali schiavi, ladri, malfattori o condannati per reati infamanti o ruffiani o prostitute oppure di segregati razziali) oppure come contrassegno che una persona portava sugli abiti, ad esempio sotto forma di badge o gioiello, come segno della condizione dell’appartenenza a un gruppo sociale, a un’associazione, ecc. Come segno di accusa morale che addita un individuo al comune disprezzo; a questo riguardo si può ricordare che il romanzo The scarlet letter scritto nel 1850 da Nathaniel Hawthorne descrive proprio questo motivo: infatti l’eroina della narrazione portava cucita sul corsetto una lettera A, con il significato di Adultera.

Dal punto di vista del diritto commerciale il Marchio può essere definito come segno distintivo, utilizzato dall’imprenditore sulle merci che produce o commercia in modo da identificarle.

Si possono distinguere diversi tipi di marchi:

Marchio individuale o Marchio d’impresa (suddiviso in Marchio di fabbrica o in Marchio di commercio a seconda che l’impresa che ne è titolare sia di natura industriale o commerciale)

Marchio collettivo (il quale, a sua volta, può essere un Marchio di origine o un Marchio nazionale, come per i prodotti ortofrutticoli italiani

Marchio nazionale d’esportazione o un Marchio di qualità o un Marchio di materia prima o di trattamento o un Marchio di comunione o un Marchio associativo o collettivo in senso stretto o un Marchio sindacale.

Marchio di famiglia: caratteristica fisica o spirituale, comune a tutti i componenti di una stessa famiglia". Usato in questi termini come sinonimo di ‘emblema’, ‘distintivo’, o ‘sigla’, Giunti nel 1564 dice che "Michelagnolo in vita, per suo contrassegno o, come si usa dire, per Marchio, usò sempre tre cerchi intrecciati assieme".

Ho fatto cenno all’impresa la quale è, dal punto di vista giuridico dell’oggetto Marchio, l’insieme delle operazioni attivate da un Referente al fine produrre un servizio o dei prodotti tali da potersi comunicare, individuare e distinguere attraverso questo Marchio. Questa espressione "Marchio d’impresa" è precisamente italiana: troviamo infatti in altri paesi il termine Trademarks (paesi anglosassoni), Marque de fabrique et de commerce (Francia), Marken, Warenzeichen (Germania) e Marca (Spagna).

Sinteticamente possiamo discriminare questi diversi tipi in funzioni delle specifiche del Codice Civile (artt. 2082, 2135 e 2195):

a. Marchio di fabbrica.

b. Marchio di commercio.

c. Marchio di servizio.

Tutti questi marchi sono attinenti ad una proiezione sul mercato inteso in senso economico e giuridico; infatti l’impresa che ne è garante opera nell’ambito di un’economia di mercato, che la caratterizza e la condiziona (Cfr.. Sui marchi d’impresa di Remo Franceschelli). Lo stesso autore scrive: "sicché funzione di reperimento, funzione distintiva, funzione di scelta, sono i tre aspetti della funzione elementare di un qualunque segno che venga impiegato nell’ambito di relazioni umane e giuridiche lato sensu commerciali (...) in quanto il marchio sia apposto su un prodotto, esso esprime che tutte le cose che hanno quel segno hanno in comune un dato carattere, una data proprietà, un qualche elemento strutturale o funzionale, o che ad esse è stato comune un certo fatto o atto o evento od operazione avente un certo significato sociale o tecnico o giuridico: insomma, che, per dir così, tutte quelle cose hanno un denominatore comune (la fonte, l’impresa, la workmanship, le stesse qualità di fondo, la formula di base, ecc.).

Il segno accomuna e distingue le cose, che hanno quel carattere o proprietà o evento in comune, dalle altre, che invece non lo hanno, o che ne hanno altri diversi. Ed in questo modo permette che si facciano, con riguardo alle cose, ed in funzione del significato del marchio in quel caso, delle scelte, e cioè degli atti che sono preliminari alla realizzazione di rapporti o negozi giuridici ulteriori. Per es. la stipula di contratti di compravendita, di locazione, di noleggio, ecc. (...) Individuazione (o reperimento), distinzione, scelta sono i tre elementi funzionali del marchio, e questi elementi la legge vuole realizzati e garantisce nel riconoscere e disciplinare questo fenomeno o rapporto della vita economico-sociale. Onde, in funzione della capacità e forza distintiva che il marchio deve avere è impostata la problematica dei requisiti del marchio; in funzione della tutela della libertà di scelta dei destinatari delle cose marcate (rivenditori, utilizzatori, consumatori) è impostata la problematica della sua liceità; l’insieme di queste norme e di altre fa del marchio un istituto giuridico".

In questo studio, tuttavia, non posso affrontare, per motivi di brevità, le argomentazioni inerenti alla registrazione ed al brevetto del Marchio e rimando per questo ad uno studio successivo.

d. Marchio privato.

Questo tipo, al contrario dei precedenti, riguarda ogni possibilità di espressione sotto forma di Marchio che non appartenga alle precedenti categorie ma si proponga come segno non legato ad impresa con finalità di mercato.

In una lettera del 1294 si legge di "pannj marchiatj d Ipro..." laddove la marcatura corrispondeva all’azione di apporre una tacca di riconoscimento ai tessuti da parte di un ‘marcatore’ che negli Statuti del Tribunale della Mercanzia del XIV secolo viene denominato come "l’operaio addetto alla marcatura".

Nel 1565 B. Daniello indica figurativamente con il termine marca un certo carattere, un’impronta posta su qualche cosa o riferita ad una persona. Nel 1685 Pacichelli uso lo stesso termine con il senso di Bollo, cifra o per ‘segno’ apposto a qualche cosa con funzione di riconoscimento d’origine; nel 1772 A. Memmo scrive "col nome, o con la marca od impronto delle rispettive fabbriche" dando così origine all’uso del vero e proprio Marchio di fabbrica. Nel 1853 D’Ayala riferisce la parola ‘marca’ come termine militare rappresentante un "gettone di metallo per riconoscere le guardie delle ronde, ed avvi anche la contromarca cioè il contrassegno"; questo significato di marca  può ben associarsi a quello di simbolo nella sua accezione etimologica. Ancora nel gergo militare il marcare visita deriva dal piemontese Marché a liber ovvero lo scrivere su un apposito ‘libro’ il nome dei militari ammalati.

Derivato dal latino medievale (sec. IX), il termine ‘marca’ indica una "barra d’argento bollata" e successivamente la "mezza libbra d’argento": la "marca sterlina" è una moneta usata in Inghilterra alla fine del XII secolo; nel Convito, Dante dice infatti che "altro desiderio è quello delle cento marche e altro è quello delle mille", così come nei racconti della Tavola Rotonda si parla di "ottanta pietre preziose, che la più vile valeva più di cento marche d’argento". Nel XVII secolo a Genova esisteva la Gabella delle Marche (valore stimato della marca allora era di mezza libbra) ufficio preposto alla riscossione delle imposte; ugualmente a Venezia nel XVIII secolo con valore dichiarato da Pasi: "Marca una di ariento di Vinezia, che si è onze 8 (otto once)".

Marka’, verosimilmente dal latino margô, margine, confine, limite, è anche segno di confine - come ad esempio attesta la Lex Wisigothorum alto medievale - ed è propriamente un segno intagliato solitamente sulla corteccia degli alberi come determinazione di un limite territoriale (Cfr.. L. Tesnière, in Bull. de la Société de Linguistique de Paris XXX - 1929-29).

Questo significato proprio al "segno di confine" è documentato anche in diverse voci comuni alle lingue europee: così l’antico provenzale senhar, l’antico francese seignier, il catalano senyar, l’aragonese señar, il portoghese sinar o la voce dell’antico sardo sinnas, relato con l’altro termine sinnu con il significato di "marca delle bestie".

Nel medioevo (c.a.. 960 d.C.) si identificava con il termine ‘marca’ così come nel francese ‘marche’, un ‘paese di confine’ (Cfr.. Marca d’Ancona, Marca di Camerino ecc.). La Marca identificava la regione di confine estrema dell’Impero Carolingio con la funzione principale di difesa dai nemici esterni: a suo governo era preposto un funzionario, spesso un conte, con il titolo distintivo di ‘Marchese’ così come riferisce il Tasso: "Da ‘marca’ deriva ‘marchese’ ch’era nome di provincia posta ne’ confini". Da ciò la Marca diventa toponimo riferendosi, ad esempio, alla omonima regione italiana che Leopardi descrive dicendo che "non conoscerà Recanati, ma saprà che la Marca è la più ignorante ed incolta provincia dell’Italia". Per estensione il termine marca significa genericamente un territorio, un luogo, per cui Ariosto scrive: "Avean piene le ripe i grassi armenti/ quivi condotti da diverse marche" o Dante che con questo termine identifica la ‘Terra’, ‘questo mondo’ in contrapposizione al Purgatorio: "Io udi’ ‘Venite, qui si varca’/ parlare in modo soave e benigno/ qual non si sente in questa mortal marca.".

A prima vista sembrerebbe che questi riferimenti siano troppo vaghi e distanti per esprimere il significato della parola Marchio: al contrario sono proprio questi significati di ‘luogo’ e di ‘limite’ che meglio definiscono la sua funzione principale.

 


Mimesis 2011